17 gennaio 2018

Segnalazione | Ambrose, Fabio Carta

Ambientazione apocalittica e personaggi originali e interessanti, sicuramente fuori dagli schemi: questi sono solo alcuni degli ingredienti del romanzo che vi segnalo oggi, Ambrose di Fabio Carta.

Leggete oltre per tutte le info e un breve estratto!





AMBROSE
Autore: Fabio Carta 
Editore: Scatole parlanti
Serie: prequel Arma Infero
Genere: fantascienza cyberpunk
Data di pubblicazione: 07 Giugno 2017







Trama
Controllore Ausiliario – CA – è uno dei pionieri ad aver sposato la causa della missione Nexus, la frontiera virtuale dove scrivere un nuovo e pacifico capitolo della storia umana. Ma durante la preparazione terapeutica, il suo corpo rimane vittima di danni irreparabili. Logorato dalle metastasi, è costretto a vivere in una speciale tuta eterodiretta da pazzi esaltati, che combattono una guerra in bilico tra realtà e spettacolo. Il suo destino è la morte, mentre un suo gemello elettronico continuerà a simulare la sua esistenza nel ciberspazio.

L’infelicità di CA – figlio delle stelle, alieno agli usi terrestri – subisce uno stravolgimento con la comparsa di Ambrose. Un’entità che si presenta come una rosa stillante ambra, una irriverente voce che lo guida verso sviluppi imprevedibili. Come ribellarsi al proprio destino e scoprire cosa si cela realmente dietro i grandi cambiamenti ai quali l’umanità dovrà far fronte.



LEGGI UN ESTRATTO

«Pare siamo rimasti io e te, soli».
«Ah, eccoti. Mi sottometto infine alla condanna della tua verbosa pre- senza, di cui evidentemente non posso liberarmi. Ma almeno dimmi come si conviene debba io rivolgermi a te. Sono stanco di chiamarti “la voce”».
«Vuoi darmi un nome?».
«Devo farlo io?».
CA ci pensò su in un attimo di concitata eccitazione creativa: avrebbe potuto chiamarlo “coscienza”, o qualcosa di simile; di certo nulla che po- tesse richiamare la sua teoria che a generare la “voce” fosse un ammasso di cellule impazzite del suo corpo moribondo. E poi “canchero”, “carcinoma” oppure “linfoma”… no, non suonavano per nulla bene.
Così ragionando gli venne in mente il suo sogno, quello della rosa stillan- te oro, magnifico bocciolo d’ambra eppure al tempo stesso grave metafora del suo male; l’allegoria che, probabilmente, col suo gambo spinoso in quel momento gli stava divorando la spina dorsale, su su fino al cervello, dove l’inflorescenza metastatica era destinata a schiudersi in un’esplosione di letali concrezioni.
«Beh potrei chiamarti…».
«Oh, ma lascia perdere tu! Che presuntuoso che sei, come se tu potessi battezzarmi a guisa d’un mio genitore, bah! Permettimi alfine di presentar- mi, invece» borbottò la voce allegramente offesa.
«Mi chiamo Ambrose».



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