21 aprile 2018

Settimana del libro 2018 - Recensione di Villette, Charlotte Brontë




In occasione della Giornata Mondiale del Libro, che sarà lunedì 23, noi blogger abbiamo pensato ad una settimana dedicata ai grandi autori e autrici di cui in questo periodo ricorrono gli anniversari di nascita.
Il 21 Aprile 1816 nasceva a Thorton, nello Yorkshire, Charlotte Brontë, maggiore delle tre sorelle Brontë e autrice del classico Jane Eyre. Io oggi vi parlerò di uno dei suoi romanzi meno conosciuti, Villette. Un romanzo lungo (sono più di 600 pagine) e complesso, che tratta tanti temi e di cui ci sarebbe una marea di cose da dire: io cercherò, nel mio piccolo, di raccontarvi alcune delle mie impressioni (senza spoilerare!)




Titolo: Villette
Autore: Charlotte Brontë 
Anno prima pubblicazione: 1853 
Edizione italiana: Fazi, 2013 
Pagine: 640 







Trama
Orfana e sola, Lucy ottiene un posto presso un collegio femminile nella città di Villette, dove spera di lasciarsi finalmente alle spalle le difficoltà del passato e iniziare una nuova vita.
Ma il suo non sembra essere un destino di felicità…
Ultimo romanzo di Charlotte Brontë, Villette viene considerato il lavoro migliore della scrittrice inglese, quello in cui emergono maggiormente il suo modo di pensare e di sentire, nonché quello in cui si fa maggiore riferimento a vicende autobiografiche.

Pubblicato in Italia anche con il titolo L'angelo della tempesta (Mondadori, 2016), il libro racconta le vicende della giovane (ma non per l'epoca) Lucy Snowe che, dopo una serie di disgrazie e sfortune, povera e senza famiglia, decide di lasciare l'Inghilterra e cercare fortuna altrove. Approderà a Villette, cittadina fittizia ricalcata su Bruxelles, dove incontra una cultura e una religione diversa dalla sua. città in cui Charlotte e la sorella Emily si erano recate nel 1842 per studiare francese. A Villette troverà lavoro come istitutrice in un collegio femminile gestito dalla ferrea Madame Beck, ma anche qui la felicità di Lucy verrà ostacolata.

A Bruxelles Charlotte si era recata davvero, una prima volta per studiare francese insieme alla sorella Emily (in cambio delle lezioni Charlotte insegnava inglese ed Emily musica), e una seconda volta come insegnante nello stesso collegio. Dall'esperienza belga, che non fu felice, Charlotte prese ispirazione per alcuni degli eventi di Villette e The Professor (il primo romanzo da lei scritto ma pubblicato postumo).
Villette viene pubblicato nel 1853, a questo punto Charlotte aveva già vissuto gran parte della sua vita (morirà due anni dopo): le sue idee sulla vita in generale e sul mondo sono ormai chiare e ben formate, così il suo stile è più maturo rispetto ad opere precedenti come Jane Eyre, sebbene siano molti i punti in comune tra i due lavori. Gli anni precedenti avevano visto la scomparsa, prima di suo fratello Branwell, e a poca distanza delle sorelle scrittrici Emily e Anne: eventi che influenzarono sicuramente l'ultimo romanzo di Charlotte.
Uno dei temi principali del romanzo è sicuramente la solitudine; ci sono alcuni passaggi del libro in cui Lucy guarda gli altri e si percepisce con chiarezza la distanza quasi incolmabile tra loro, come se la protagonista fosse una silenziosa spettatrice esterna separata dagli altri da una lastra di ghiaccio indistruttibile.
Villette è un libro pervaso da una rassegnazione, o meglio accettazione delle disgrazie della vita che non è negativa e disfattista, ma serena e coraggiosa. Lucy Snowe, come le altre eroine di Charlotte Brontë, è una donna forte e indipendente che, nonostante la sfortuna, le avversità e i pochi mezzi, non si arrende e si impegna a farsi strada nella vita. Non in modo rabbioso e ribelle, con le unghie e con i denti, ma in maniera calma e determinata, conscia delle proprie possibilità e dei propri limiti, consapevole del fatto che le brutte cose accadono e la cosa migliore è accettarle e andare avanti.
Come Jane Eyre, Lucy non è bella, né ricca, né particolarmente socievole o brillante, ma si distingue nettamente dagli altri personaggi per la ricchezza interiore e morale.

Se la vita è una guerra, sembrava mio destino che la dovessi combattere da sola.

Il romanzo è raccontato in prima persona dalla protagonista, in una sorta di lunga lettera in cui, non solo espone fatti e vicende, ma ci rende partecipi dei suoi pensieri più intimi, creando un dualismo tra la Lucy Snowe fredda (avete notato la sottigliezza nella scelta cognome?) e compita che appare agli altri personaggi e quella stoica, complessa e sensibile che invece viene svelata solo a noi.
Come un iceberg, gli altri personaggi riescono solo a sfiorare quella che è Lucy Snowe, mentre il suo ricchissimo mondo interiore viene rivelato solo al lettore, anche grazie allo stile capace di alternare con armonia monologhi filosofici e religiosi, a parti ricche di ironia, a momenti di puro lirismo (che un po' mi hanno ricordato il Cime Tempestose della sorella Emily, che Charlotte pare detestasse -il libro, non la sorella-).

Ma io non potevo rientrare: troppo forte era il piacere di affrontare quell'ora selvaggia, nera e rombante di tuoni che alzavano un'ode che il linguaggio umano non ha mai potuto conoscere; troppo terribile e glorioso lo spettacolo delle nuvole lacerate e trafitte da lampi bianchi e accecanti. Allora, e ancora per ventiquattr'ore, agognai con pena a qualcosa che mi liberasse da quella esistenza portandomi più su e più avanti.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, sono tutti magistralmente caratterizzati e sfaccettati, a mio parere soprattutto quelli di Madame Beck e del professor Paul Emanuel. L'indipendenza di Lucy Snowe è da considerarsi anche indipendenza mentale, dalle etichette e dalle convenzioni dell'epoca: attraverso il suo occhio attento e imparziale, che mi piace pensare ricalchi lo stesso modo di vedere della sua creatrice Charlotte, si rivela al lettore la vera natura degli altri personaggi. Lucy osserva e capisce, ma non giudica e non punta il dito, ma accetta in qualche modo anche le persone più superficiali e false.

Durante tutta la nostra passeggiata la ragazza eseguì le più fantasiose variazioni su questo tema; mostrando, con la sua ostinata credulità (o incredulità), la propria incapacità di concepire che una persona non sostenuta dalla nascita o dalla ricchezza, priva dell'appoggio sicuro d'un nome o d'una parentela, potesse mantenere un atteggiamento di ragionevole dignità. Quanto a me, era più che sufficiente alla mia tranquillità l'essere conosciuta dove m'importava di esserlo; tutto il resto - nascita, posizione sociale e reconditi requisiti intellettuali - occupava uno spazio uguale nei miei interessi e nei miei pensieri; erano gli inquilini di terza classe, quelli ai quali non si poteva assegnare che un salotto angusto e una stanzetta da letto sul cortile...

Un altro elemento che, infine, accomuna Villette al romanzo Jane Eyre, è quello gotico, qui usato come metafora delle emozioni della protagonista (non vi dico altro perché per me è stata una sorpresa). In un romanzo come questo, chissà perché, mi fa strano parlare di colpi di scena, ma in Villette ce ne sono diversi e mi hanno stupito ed emozionato.

Villette è un romanzo intenso, uno di quelli che lascia un'impressione duratura e che ha talmente tante sfumature, talmente tanti argomenti al suo interno che, come dicevo recentemente in un post parlando dei classici, non basterebbe un trattato per analizzarlo adeguatamente e rendergli giustizia. Spero di esserci riuscita almeno in piccolissima parte e di aver incuriosito chi ancora non ha letto questo romanzo di Charlotte Brontë.


L'Autrice
Charlotte Brontë nasce il 21 aprile 1816 a Thornton, nello Yorkshire (Inghilterra), terza figlia del Reverendo Patrick Brontë e di Maria Branwell. Il padre era di umili origini, ma era riuscito a studiare a Cambridge e a prendere gli ordini sacerdotali. La madre proveniva invece da una ricca famiglia della Cornovaglia e insegnava in una scuola religiosa nello Yorkshire. Nel 1820 la famiglia si trasferisce a Haworth, vicino a Keighley, nello Yorkshire, in una modesta proprietà parrocchiale immersa nella brughiera, dove il padre Patrick ha ottenuto la nomina a curato perpetuo della locale parrocchia. La madre, già fisicamente provata dalla nascita di sei figli in sette anni, muore di cancro nel settembre 1821, un anno dopo la nascita dell'ultima figlia.
Nel 1824 Charlotte, assieme alle due sorelle maggiori, Maria ed Elizabeth ed alla sorella minore, Emily, viene iscritta alla Clergy Daughter's School di Cowan Bridge nel Lancashire, una scuola per figlie di ecclesiastici. Le condizioni spaventose dell'istituto (vitto insufficiente, condizioni igieniche inadeguate) causeranno nel 1825 la morte prematura delle due sorelle maggiori e rovineranno per sempre la salute di Charlotte ed Emily.
Nel 1831 Charlotte viene iscritta alla scuola di Miss Wooler di Roe Head, e qui riceve poi un posto come insegnante. Successivamente svolgerà la professione di istitutrice presso alcune famiglie benestanti.
Nel 1842, insieme alla sorella minore Emily, si reca a Bruxelles per studiare francese e, successivamente, vi ritorna come insegnante.
Tornata in Inghilterra nel 1844 comincia a cullare il progetto di scrivere, insieme alle sorelle, alcuni romanzi, che vengono pubblicati nel 1847.
Nel giugno 1854 Charlotte sposa il reverendo Nicholls, coadiutore della parrocchia di Haworth.
Muore il 31 marzo 1855, incinta del primo figlio.

Opere
Jane Eyre (1847)
Shirley (1849)
Villette (1853)
The professor (1857)
Emma (incompleto)



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Mark Twain (La locanda delle storie erranti)
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23 Aprile
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William Shakespeare (Living among the books page)
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24 Aprile
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25 Aprile
Torquato Tasso (Harem's Book )
Emilio Salgari (Profumo di panna)

28 Aprile
Harper Lee (A book for a dream)
Terry Pratchett (Il giornale del libro)

2 commenti:

  1. Mi hai fatto venire voglia di leggerlo, mi piacciono i personaggi ben caratterizzati e anche le protagoniste determinate!

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    1. Sono contenta, spero piacerà anche a te! :)

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